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Giro del mondo in 1000 giorni senza aerei. Bentornato, Claudio

L’emozione del rientro completa e dà senso all’emozione della partenza e del viaggio. Ed eccolo Claudio Pelizzeni, piacentino di 35 anni, dopo mille (1000!) giorni in giro per il pianeta senza mai salire a bordo di un aereo. Ha attraversato e vissuto quarantaquattro Paesi realizzando un sogno immenso e dimostrando al mondo che si può fare, che è possibile viaggiare anche con l’insulina nello zaino per combattere il diabete. Trip Therapy è il suo progetto, e cioè “viaggio-terapia” per dirla in italiano (www,triptherapy.net); un nome che dice tutto sul senso di questa impresa: non bisogna porsi limiti, non bisogna soffocare i propri desideri, la propria voglia di conoscere, di sapere, di viaggiare.

Un’impresa che è già un libro in vendita su Amazon (perché scritto fisicamente in viaggio, nel cuore dell’esperienza: «Dovevo mettere nero su bianco le mie sensazioni senza essere condizionato da casa ma nel momento esatto in cui le stavo vivendo») e sarà presto un video-documentario che comprenderà la mole gigantesca di immagini preziose girate in ogni angolo del globo e raccontate con la GoPro spesso piazzata sul bastone del selfie a inquadrare il volto solare ed entusiasta di questo ragazzo che a poco a poco, grazie al suo blog, grazie ai social sui quali è diventato una celebrità, abbiamo imparato a conoscere.

L’abbiamo visto partire il 4 maggio 2014 da Piacenza, sbarbato e con i capelli corti, salutato dal sindaco Paolo Dosi in occasione della Placentia Marathon for Unicef, e poi l’abbiamo visto cambiare, abbronzarsi in Sudamerica, infreddolirsi in Nepal; abbiamo visto crescere la sua barba e i suoi capelli, abbiamo vissuto i suoi incontri incredibili, percorso tragitti che non sono da ventesimo secolo perché senza aerei ma su treni d’altri tempi, su navi cargo, in autobus. Un viaggio davvero pazzesco durato tre anni, iniziato alla stazione di Piacenza e concluso stamattina alle 11,18 alla stazione di Piacenza.

Seguiranno giorni frenetici, bellissimi, intensi ma la sua faccia andava visita e documentata oggi, appena messo piede nella sua città dopo un pezzo di vita che deve averlo riempito di straordinarietà più di quanto un normale viaggiatore possa immaginare. Ed in effetti era una faccia barbutamente splendida, raggiante.

Ad attenderlo sul binario c’era la sua mamma, suo fratello, i suoi amici di una vita, i giornalisti, i suoi followers. E in qualche modo c’era anche il suo papà, che è mancato durante questo periodo (la più dura delle prove, per Claudio).

Giorni intensi, si diceva, perché la storia di Pelizzeni sta attirando l’attenzione a tutti i livelli, come tutte le storie che abbiano in sé una buona dose di follia e di romanticismo. E questa in effetti è la storia di un giovane che, in piena crisi economica globale, decide di mollare una scrivania sicura in banca, uno stipendio certo, per progettare un’epopea in tutti i continenti del mondo, senza sosta, partendo dall’Italia verso l’Australia attraversando la Russia, tutta l’Asia, Tibet e Nepal compresi, e poi giù  verso il Pacifico alla volta delle Americhe; infine in Africa, da quella “nera” a quella sahariana. E poi su da Gibilterra all’Italia. Questa mattina si è conclusa la sua ultima tratta di questa clamorosa cavalcata. «Sono un privilegiato, me ne rendo conto – dice – Lo sono perché ho avuto la possibilità di realizzare un sogno che avevo, ma ho fatto sacrifici per raggiungere questo obiettivo, mi sono messo in gioco, e poi ho speso davvero pochissimo dormendo in luoghi assurdi, viaggiando come si viaggiava nel secolo scorso. I sogni vanno inseguiti e nei limiti del possibile vanno realizzati; non farlo significa essere infelici, e io credo che ci siano troppe persone che ancora decidono di essere infelici».

Andrea Pasquali, Il Piacenza, 11 febbraio 2017

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