Beppe Grillo

Sorteggio al posto del voto. L’ultima di Grillo contro Grillo

Ho riso, a tratti davvero di gusto. Beppe Grillo è e resta un one-man-show con pochi eguali in Italia, un fuoriclasse assoluto nonostante l’età che avanza e l’incazzatura che arretra, che si fa meno potente e sputacchiante. Ma resta un grande comunicatore, un grandissimo comico, di quelli non artefatti ma in grado di trasferire al pubblico il dono genetico di cui sono in possesso: la simpatia. Grillo è oggettivamente simpatico, fa battute strepitose e ha una faccia che sembra uscita da un fumetto.

Al Politeama di Piacenza ha messo in scena il suo Grillo vs Grillo partendo in modo esilarante: il suo faccione da politico incravattato sul maxischermo che pontifica parlando del Movimento 5 Stelle, di quanto sia cresciuto, di quanto sia importante; l’ha paragonato all’arca di Noè sbraitando che tutti, proprio tutti dovranno salire a bordo per salvare l’umanità, perché è giunta l’ora. Tutti: derelitti, cinghiali, canarini, coppie che si riproducono, coppie che non si riproducono, gente di destra, di sinistra, di centro, di sopra, di sotto, mosche, nani.

Poi il telefono vibra, lui (sempre in video) risponde e all’altro capo c’è l’Associazione Nani di un paesino della Sardegna: sono molto offesi i nani di quel paesino perché proprio lì l’amministrazione è pentastellata e, guardacaso, gli amministratori sono nani. Quanti nani sono amministratori? chiede Grillo. Tutti, risponde la voce all’altro capo.

Giù applausi, l’occhio di bue punta il palco e il comico appare dal buio, chioma scarmigliata e camicia azzurra fuori dai jeans. In un angolo, una chitarra e una bottiglia; nell’altro angolo, una piastra con cui di lì a poco cuocerà hamburger vegetali al sapore artificiale di carne con tanto di sangue finto che poi farà assaggiare al pubblico: «Geniale, si passa dall’erba alla carne senza la mucca».

L’inizio dello show è il racconto romanzato – ma forse nemmeno troppo – della sua infanzia, della sua giovinezza fino all’idea che lo porta a far nascere il Movimento. Nasce dai suoi pensieri di insonne, i pensieri turbolenti di un uomo che ha trascorso l’esistenza a vagare per la vecchia Genova come una prostituta senza marciapiede; nasce dalla sua gastrite, dalla sua cattiva digestione: «Se io avessi digerito bene, non nasceva un cazzo. Altroché Movimento».

E invece il Movimento è nato e ora addirittura esiste un intero popolo che porta il nome del fondatore: sono i grillini. «Un popolo, capite? E io sono visto come leader! Robe da matti! Io che faccio il leader: da non credere, non è nella mia natura». Pausa. «Guardate che io scherzavo». Applausi.

Da qui parte una sequenza di temi, di battute, di sketch senza sosta. Poi lo show vira sulla politica, benché raccontata dal Grillo comico, orgogliosamente comico; perché «la comicità è umanità» dice, con una punta di nostalgia, quasi gli mancasse fare solo questo nella vita.

Sulle uscite politiche c’è poco da dire, nel senso che si leggono tutti i giorni sul blog più seguito d’Italia il cui dominio è curiosamente intestato a un carneade modenese, tale Emanuele Bottaro, che non di rado finisce a processo per i post di Grillo e a difenderlo è l’avvocato Enrico Grillo, cugino del comico. Le uscite politiche si leggono sui i media che il buon Beppe odia tanto e che anche nel suo show non ha mancato di bastonare dando degli stronzi ai giornalisti colpevoli di fare domande che richiedano un sì o un no come risposta.

Uscite politiche che ogni volta lasciano perplessi perché si capisce mai se scherza o se è serio. Tipo quella sul voto che ormai è uno “strumento” democratico obsoleto visto che la gente a votare ci va sempre meno, quindi perché non passare al sorteggio? Come le giurie popolari ai processi in Corte d’assise; e a turno governano tutti, semplici cittadini.

Bah, scherzerà, vien da dire. Poi però si esce dal teatro, dove Grillo è il fuoriclasse intelligente che provoca, che lancia temi tosti, che ribalta il mondo, e ci si rende conto che c’è pieno di gente che quelle provocazioni le considera una sorta di vangelo, come se colui che svela un problema debba avere necessariamente anche la soluzione, debba avere necessariamente anche gli strumenti culturali e tecnici per risolverlo. Grillo è parso un visionario dotatissimo, un essere umano dal cervello vivo, inquieto, brillante, ma usciti dallo spettacolo più che mai si fatica a immaginare come si possa scegliere di consegnargli le redini di un Paese.

Andrea Pasquali

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